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il bellissimo articolo che riproduciamo qua sotto proviene dal sito dell' Accademia Salentina degli Scacchi

SCACCHI E FORMAZIONE

Il gioco degli scacchi, altamente rivalutato negli ultimi anni, sia da privati che da istituzioni pubbliche, quali scuole ed organizzazioni, può essere considerato alla pari di un'altra qualsiasi attività sportiva, importante, quindi, per lo sviluppo dell'essere umano e delle sue potenzialità, soprattutto durante l’età evolutiva.  Il suo inserimento nelle scuole salentine negli ultimi anni è esploso, producendo sugli allievi delle ricadute didattiche positive delle quali sono entusiaste tutte le componenti scolastiche. Quest'interesse crescente è dimostrato soprattutto dall’aver inserito questo tipo di attività in ambito curricolare (e non più solo extracurricolare) in compresenza generalmente con il docente di matematica, dalle elementari sino alle medie superiori.

Il gioco in generale, escludendo esempi negativi incitanti alla violenza e all'intolleranza, permette in generale di esprimere se stessi e la propria creatività, porta alla manifestazione dell'Io, adeguandosi alle varie età e ad ogni livello di sviluppo di ognuno. E' grazie al gioco che il bambino, e perchè no,  anche l'adulto, può sperimentare in modo gioioso la vita reale e concreta, imparando a collaborare con gli altri e a rispettare il mondo a se stante. Ora, anche se in apparenza poco stimolante o noioso per dei bambini o per degli adolescenti, gli scacchi sono caratterizzati da una funzione altamente socializzante, cognitiva ed etica, riuscendo a favorire lo sviluppo delle varie dimensioni della persona ed assumendo un ruolo fondamentale nella maturazione globale del soggetto.

Ci sono molti pregiudizi che però vanno superati, uno dei quali è quello che lo descrive come un ostacolo alla socializzazione. Questo è assolutamente sbagliato! In un torneo si conoscono luoghi nuovi e persone nuove: non c’è solo il momento della partita ma anche quelli del  pre-partita, e del post-partita, durante i quali si socializza e si impara a stare con gli altri. Sono molti i bambini ed anche i ragazzi introversi, che imparano ad aprirsi agli altri dopo aver intrapreso questo tipo di gioco, ma che imparano soprattutto ad accettare una possibile sconfitta non come qualcosa di assolutamente irrimediabile ma come un momento dal quale apprendere ancora di più: come ci insegna il prof. Bernabei, “negli scacchi l’errore è meraviglioso!”, mentre un celebre campione degli anni passati sosteneva che “imparo molto di più da una partita persa che da 99 partite vinte!”

Gli scacchi, gioco fortemente strutturato ed organizzato (pezzo toccato, pezzo mosso),  hanno però molte regole, spesso complesse, il cui rispetto è imprescindibile per lo svolgimento del gioco stesso e che potrebbero addirittura spaventare. I giochi con regole, nonostante la loro difficoltà  però, risultano molto utili per attenuare e via via far scomparire atteggiamenti di prevaricazione, di scorrettezza, di ingiustizia che impediscono l’interazione con gli altri.   Ciò è tanto più importante quanto più giovane è l’allievo: il bambino, infatti, è tendenzialmente portato a considerare SOLO la propria visione delle cose, mentre nel corso di una partita a scacchi, risulta “obbligato” a prendere in considerazione e ad “accettare” la presenza di un avversario, con dei tempi e delle mosse diverse dalle proprie.  Ciò comporta un evidente miglioramento del comportamento, con la graduale attenuazione del naturale egocentrismo, tipico di alcune fasce d'età, ed una progressione verso un maggior auto-controllo.   Si pensi, inoltre, a come questo risulti particolarmente interessante in un’epoca ed in una società fatta di  sentimenti, quali odio razziale e discriminazioni sociali, spesso velati da una tolleranza apparente.

Giocando a scacchi si diventa un' unica persona, un unico gruppo, senza distinzioni di età (ci sono dei campioni di soli 13 anni), livello sociale o di razza.  Sono uno sport unificante ed hanno delle potenzialità che la scuola dovrebbe sfruttare per abbattere le disparità ed educare all’interculturalità.  GENS UNA SUMUS, dice infatti lo slogan della FIDE, la Federazione Italiana di Scacchi, riferendosi ad un gioco individuale capace però di favorire anche lo spirito di solidarietà e di collaborazione, stimolando il soggetto a responsabilizzarsi nei confronti degli avversari.

Alla funzione etica si deve aggiungere il fatto che il gioco degli scacchi sia anche molto competitivo. Il suo scopo risulta essenzialmente quello di pensare: PENSARE per riuscire ad elaborare e ad ideare strategie, PENSARE per sorprendere l’avversario, PENSARE per prevenire le mosse dell'altro! Oltre che una scienza, quindi, è anche caratterizzato da un forte desiderio di autoaffermazione; è un gioco che dà delle certezze e delle sicurezze, fa maturare, fortifica ed insegna ad avere fiducia nelle proprie capacità, come è dimostrato da alcuni esempi di ragazzi che a scuola risultavano svogliati e non sufficientemente preparati, ma che dopo aver trovato la loro “nicchia” in questo gioco così poco valutato in passato, hanno manifestato un miglioramento molto positivo anche nel rendimento scolastico.  Il fatto che durante una partita a scacchi i due avversari si fronteggiano e che alla fine ci saranno un vincitore e un perdente, non deve essere interpretato come un elemento negativo: con gli scacchi si impara anche dalla sconfitta; l'importante è canalizzare e non esasperare la componente della competitività.

Ricapitolando, le potenzialità educative degli scacchi si possono riassumere come segue:

  • sviluppo delle abilità logico-matematiche dell’allievo
  • sviluppo delle capacità di concentrazione
  • forte incremento della capacità d’astrazione e di sintesi
  • grandi risvolti di socializzazione (sapersi porre nei confronti dell’avversario, saper accettare la sconfitta, riconoscimento della forza dell’altro)
  • sviluppo dell’auto-controllo
  • la mancanza di barriere architettoniche: è un gioco adatto a tutti anche a  chi ad esempio si trovi in una situazione di handicap

Ecco perché è importante mettere gli allievi nella condizione di poter giocare il più presto possibile, insegnando inizialmente solo le regole veramente indispensabili per poter svolgere una partita (movimento dei pezzi, scacco, scacco matto) e mirando soprattutto alla soddisfazione dell'aspettativa ludica che alla perfezione.

“Di ogni capacità o conoscenza esiste una adeguata versione che può venire impartita a qualsiasi età si desideri cominciare l'insegnamento, per quanto iniziale e preparatoria tale versione possa essere”, ha affermato lo psicopedagogista americano Jerome S. Bruner, evidenziando come, se motivato (condizione fondamentale), un bambino di 4-5 anni non è troppo piccolo per giocare a scacchi: imparerà così a muovere i pezzi, a comprendere che cosa è lo scacco matto, a capire come si svolge una partita, ma non si pretenda che sia in grado di pensare ad un piano strategico, perchè sarà al di fuori della sua portata. Ciò a cui si dovrà mirare è che sia in grado di giocare, e di farlo divertendosi e ricavandone tutti i vantaggi esplicitati precedentemente.

Accademia Salentina degli Scacchi

pezzi rossi e neri

classifica ELO aggiornata

27 ottobre 2011